1 Passatore x 2
- gazzellarun

- 19 giu 2019
- Tempo di lettura: 12 min

Storia di un Passatore per due che non è finito.......nemmeno per uno !!!!!
Io e Silvia, la mia amica e compagna di allenamenti e gare, ci pensavamo da un pò al Passatore, ispirati dal nostro amico Carlos che già aveva partecipato a diverse edizioni, dai racconti su questa epica corsa di 100km da Firenze a Faenza e da una lucida follia. Non ci è così servito più di tanto a farci decidere che dovevamo farla e all’apertura delle iscrizioni ad ottobre 2018 eravamo tra i primi ad essere iscritti: il lungo percorso che ci avrebbe portato allo start del Passatore il 25 maggio 2019 era ufficialmente iniziato. Inizia così non tanto la preparazione vera e propria, visto che mancavano ancora molti mesi, ma tutti gli allenamenti e le gare da qui in avanti sarebbero stati finalizzati all’ obiettivo 100km!!! Quindi corse meno veloci e aumento del chilometraggio, cosa che penalizzava di molto Silvia, abituata a vittorie e podi da sempre, e per niente me che al contrario la lentezza nella corsa già ce l’ho di mio 🙂 Già da metà settembre però durante un’ allenamento, prima ancora dell’ iscrizione, avevo sentito una fitta alla coscia posteriore dx, non sembrava niente di che al momento ma si sarebbe poi rivelata col tempo una cosa determinante al prosieguo del mio viaggio verso il Passatore . Ma andiamo con ordine. I primi di ottobre facciamo la mezza di Telese, poi una 30km a Capo Portiere e la mezza di Sabaudia;
nel mezzo ovviamente tutti gli allenamenti. Purtroppo il dolore alla coscia non passava, anzi aumentava di giorno in giorno. Mi ero già fatto controllare ma per una maledetta coincidenza il fastidio venne scambiato per una sciatalgia soprattutto per colpa mia (vi risparmio inutili dettagli) e quindi curato da me in maniera errata. Sopporto, mi fermo qualche giorno, poi il 1 novembre c’è la corsa dei santi e io avevo promesso a un mio amico di accompagnarlo in questa che era la sua prima gara ufficiale, gliela faccio finire come voleva sotto l’ora. Passano i giorni, cerco di tenere sotto controllo il fastidio alla gamba non forzando mai gli allenamenti e le gare. Ormai quando nel programma ci sono le ripetute mi limito alla corsa lenta e tra alti e bassi continuo, sbagliando, a gareggiare, più per metter su km che altro; a novembre ci facciamo il lunghissimo di Rieti la mezza di Fiumicino e la Maratona di Firenze, ovviamente senza pretese dato la condizione in cui versavo. Il fastidio a giorni è più forte, altri meno.
Arriva dicembre e si va avanti con la maratonina dell'olio a Canino, un trail corto a Cerveteri e la Maratombola il 29 dicembre. Finisco quest’ultima e il dolore è sempre più forte, poi stranamente il giorno dopo non sento più male e il 31 dicembre sono ai nastri di partenza della We Run Rome. Questa era una gara particolare per me perchè per la prima volta Silvia mi accompagnerà dall’ inizio alla fine, non era mai capitato perchè lei viaggia con tempi impensabili per me. E così è stato, e tra le mie parolacce per farla rallentare e i suoi improperi per non farmi rallentare ci facciamo comunque la nostra prima gara insieme dall'inizio alla fine con tanto di foto ricordo mentre tagliamo il traguardo insieme .
Qualche giorno dopo i miei problemi diventano seri: ecografia (che avrei dovuto fare subito) e il verdetto riporta uno strappo al bicipite femorale, strappo che mi portavo dietro da mesi e che quindi ho peggiorato notevolmente correndoci sopra. Apprendo con enorme paura la notizia che sarei dovuto stare fermo almeno 20 giorni, già questo mi sembrava un tempo interminabile perché era proprio da gennaio che sarebbe dovuta iniziare la vera preparazione alla 100. Dentro di me per farmi coraggio pensavo “ok una ventina di giorni e si ricomincia”. Purtroppo la situazione si complica e le cose peggiorano: visite ortopediche, altri problemi, risonanze altri giorni di stop. A metà febbraio avevo ancora però una flebile speranza che a breve avrei potuto riprendere la preparazione. Intanto Silvia continua la sua di preparazione e io la seguo costantemente corricchiando quando me lo permettono i medici, o facendo foto; sia per rimanere con lo spirito positivo e illudermi che potevo ancora farcela, sia perchè avevamo iniziato insieme questa avventura e dovevamo finirla insieme. E così tra gennaio e febbraio lei corre la Terni half Marathon, Maratonina dei 3 comuni, il Lunghissimo di Capena e la Maratona di San Valentino. Io nelle stesse gare dove possibile faccio la distanza più corta camminando spesso. Passano i giorni e le cose non migliorano, anzi,ormai a fine febbraio è palese che dovrò rinunciare al Passatore.
Arriva marzo, Silvia continua costantemente con gli allenamenti e, alternando lunghi in strada con gare, partecipa al lunghissimo a Rivodutri in provincia di Rieti dove io mi iscrivo alla 11km, non posso correre e lo so ma la mia testa ancora non voleva mollare. A seguire c’è l'ormai classica Roma Ostia dove seguo Silvia e la squadra in pullman, ed è proprio nel momento in cui tutti hanno lasciato il pullman per dirigersi allo start e io invece resto sul mezzo pronto a partire per Ostia che con un groppo in gola capisco quanto mi mancassero quei momenti. La malinconia mi assale, cerco di non pensarci e li aspetto all’arrivo. Basta, anche se ho sperato nel miracolo fino all’ultimo non devo più pensarci, non correrò la 100km quest’anno. Devio così tutte le energie alla meticolosa preparazione della logistica per il Passatore di Silvia, affidandole così inconsciamente il compito di prendere quella medaglia per tutti e due, ebbene sì, dovrà correre anche per me. Lei lo capisce immediatamente e continua a rendermi partecipe nei suoi allenamenti e gare. Arriva così il primo vero test per lei, i 58km della Strasimeno dove io cambio il mio pettorale con la gara corta di 10km che anche qui cammino e corro lentamente. E’ la prima volta per lei questa distanza ed io, dopo aver finito la mia “garetta” in poco più di 1h camminando spesso, mi cambio e un pochino preoccupato le vado incontro intorno al 40°km. Riconosco la sua sagoma da lontano e man mano che si avvicina capisco che la gazzella è in formissima: il passo è sicuro, il respiro regolare e soprattutto si vede che sta benissimo. Si allontana così verso uno sterrato e non mi resta che aspettarla al traguardo dove chiude in poco più di 5 ore senza strafare come programmato con saltello al traguardo e si porta via un bel prosciuttone anche qui.

Arriva aprile e i km aumentano anche in allenamento e il 1 maggio c'è in programma l’ultima gara lunga, la 50km del centro Italia a Rieti. Anche qui super Silvia gestisce alla grande la distanza in un percorso affatto facile con parecchie salite impegnative e tratti di sterrato, sta in forma e si vede, taglia il traguardo vincendo e si conferma “regina di Rieti” :)ah ah ahaha il soprannome col quale ogni tanto la chiamo visti tutti i prosciutti, formaggi e ogni ben di Dio che si è portata via da queste parti. Anche Carlos è in formissima e anche lui è primo tra gli uomini dopo aver partecipato pochi giorni prima alla maratona di Rimini con un tempo eccezionale.
Ci avviciniamo sempre più alla 💯 e mentre Silvia si dedica agli’ ultimi lunghetti e allenamenti di rifinitura io continuo ad affinare la lista delle cose da preparare e da portare. Lei corre, io mi preoccupo della logistica in modo da non lasciar niente al caso o di dimenticato, dall'alimentazione agli spostamenti, dal pre al durante e al dopo gara. Sulla carta è tutto perfetto. Non potendo correre troppi chilometri e non potendo neanche pensare di noleggiare una bicicletta dato il dolore tra il gluteo e la coscia mi organizzo in altro modo che dirò più avanti nel racconto. Ed ecco il grande giorno, 25 maggio 2019. Si arriva verso le 10:30 a Firenze, dove insieme a Carlos, Max (che è anche il nostro allenatore e correrà anche lui la 100) e agli altri amici Tullio ed Ettore andiamo alla zona ritiro pettorali e consegna borse.
Mangiamo e iniziamo a prepararci sistemando le ultime cose, due di queste si riveleranno fondamentali: gli scrivo i numeri di telefono mio, di Massimo (il suo compagno) e di Carlos dietro il pettorale e le lascio un micro telefono per sicurezza che sarebbe servito anche a dirmi ogni tanto a che punto della gara si trovava così che potessi gestirmi meglio negli spostamenti. Ma siccome sono uno scassacazzi e avendo visto che a un certo punto della gara sarebbe piovuto le metto anche un biglietto “impermeabile” con gli stessi numeri di telefono dentro la cintura che avrebbe indossato in gara, inoltre gli passo dei compeed per eventuali vesciche e di nascosto (lei non voleva portare dietro niente) le infilo anche qualche bustina di miele e un pezzo di parmigiano.

Portiamo le borse al deposito bagagli, prendiamo il tram fino alla stazione e ci incamminiamo verso Piazza Duomo. Ci sediamo per terra all'ombra nei pressi delle griglie come quasi tutti gli altri, l'emozione è nell'aria e si sente. È ora, qualche foto di rito insieme agli altri amici, i saluti e poi accompagno Silvia fino in griglia. C'è un caldo asfissiante con altissimo tasso di umidità. Ci salutiamo dandoci appuntamento al km 38,7 circa, io infatti non vedrò la partenza altrimenti non farei in tempo a prendere il treno.
Per la gara ci eravamo organizzati così: uno zaino andrà direttamente al Passo della Colla al km 48 circa (cambio, luce frontale, compeed etc..), e una borsa direttamente a Faenza per l’arrivo. In realtà lo zaino per la colla era solo per sicurezza nel caso non ci fossimo visti in gara. Infatti io dopo averli accompagnati alla partenza prenderò il treno delle 15:40 per scendere al km 38,7 a Ronta dove gli avrei passato una maglietta termica, la frontale e delle fasce catarifrangenti per la notte così avrebbe evitato di fermarsi alla Colla. Dopo avrei preso l’ultimo treno disponibile che ripassava da Ronta alle 20.32 e sarei sceso a Fognano alle 21:14 che corrisponde al km 84,8 in modo da fare insieme gli ultimi 16km di corsa. Per fare questo mi ero organizzato con uno zaino da trail che sarebbe pesato un bel pò fino a Fognano dato che dentro, oltre alle cose da dare a Silvia, Carlos e Max c’era anche tutto quello che serviva a me per aspettare diverse ore (cibo, acqua, e vari cambi). A Fognano al passaggio di Silvia, che avevo calcolato sarebbe arrivata non prima delle 23.00 e non dopo le 00:45, avrei svuotato lo zaino dell' acqua e delle altre cose rimaste in modo da correre leggero anche io. In teoria dicevo... purtroppo non è andata così. Ti alleni un anno intero: allenamenti massacranti, gare, alzate all'alba, tempo sottratto alla famiglia per un grande sogno. Il giorno della gara è solo UNO però e quel giorno oltre ad arrivarci preparati fisicamente occorre anche un pò di fortuna affinchè tutte le cose vadano bene, basta infatti una minima stronzata che può essere non aver dormito a sufficienza,un errore alimentare, una febbre qualche giorno prima o semplicemente il treno che arriva tardi, ecco basta una qualsiasi piccola cosa per buttare tutta la preparazione, la fatica e il tempo speso. Ma torniamo al 38°km. Dopo aver visto passare Max e aspettavo a brevissimo Carlos, mi stavo preparando a passare le cose stabilite a Silvia. Passano i minuti e non la vedo, controllo on line i passaggi a Borgo San Lorenzo del km 31,5 ma ancora non risulta, dopo un pò sento squillare inaspettatamente il cellulare. E’ il numero del piccolo telefono che le avevo dato. Sta quasi piangendo e mi dice che sta malissimo dal 16°km, non riesco quasi a capirla mentre singhiozza, capisco subito però dal tono della voce che non è un malessere passeggero. Cerco di calmarla e le dico che scendo verso di lei. Chiudo la telefonata quindi, ma sono preoccupato perchè da che la conosco non ha mai chiamato nessuno durante una gara per aiuto anche nelle crisi più nere e dalla voce ho compreso subito che era una crisi seria. Mi ricordo che una volta ha terminato la Maratona di Latina col sangue che usciva dalla scarpa, zoppicando dal dolore e senza lamentarsi. Per correre però sono costretto a svuotare quasi del tutto lo zaino, soprattutto delle 4 bottigliette di acqua che mi ero portato per le ore che dovevo attendere dalle 15:00 a circa mezzanotte, solo quelle sono 2 kg. Mi metto la maglietta che devo dare a Carlos intorno al collo e inizio a scendere, incontro quasi subito Carlos che sale in direzione opposta ma non vuole la maglietta, la rimetto velocemente nello zaino e continuo la mia discesa. Mentre scendo di corsa più veloce che posso la richiamo e purtroppo sta malissimo, la tranquillizzo perchè ormai dovrei averla quasi raggiunta ma ci si mette pure un passaggio a livello che mi blocca altri 5 minuti. Poco dopo finalmente la vedo, sta già camminando. La mia percezione era giusta, non sta affatto bene. Riprendo a camminare con lei nella direzione di gara e parlando cerco ancora di capire se è una crisi momentanea o altro ma sia io che lei sappiamo già che non c’è altro da fare che ritirarsi ma non ce lo diciamo immediatamente. Siamo all'incirca al 36/37°km, i sintomi sono nausea, mal di stomaco e mal di testa, la faccio fermare a bordo strada ma il suo spirito guerriero non vuole arrendersi, si rialza e prova di nuovo a corricchiare per due volte, sembra un animale ferito, e per due volte la fermo e la faccio riposare all’ ombra. Riesce a fare solo pochi metri, adesso ha freddo e le gira un pò la testa, mi chiede la termica a maniche lunghe nonostante ci sia ancora tanto caldo…la sto per fermare definitivamente ma voglio che lo dica lei per non ferirla ulteriormente, ci guardiamo e all’ unisono diciamo basta, il nostro Passatore finisce qui ci ritiriamo, la salute prima di tutto! Da quando l’ho raggiunta fino alla triste decisione finale saranno passati pochissimi minuti che sembravano un'eternità, avremmo fatto massimo 800 metri e credo mancasse circa un 1,5km al ristoro di Ronta da dove ero sceso e avevo visto la postazione medica. Impensabile, viste le condizioni, provare ormai anche a camminarli. Fermo così la prima macchina e chiedo un passaggio fino al ristoro. Mentre stiamo per salire in auto le richiedo “convinta allora ? sei d’accordo? ci ritiriamo”, senza pensarci oltre risponde di sì. Non l’avrei fatta continuare neanche se avesse detto di no ma l’ho fatto perchè conoscendola sapevo che doveva dirlo lei, credo sia la prima o al massimo la seconda gara in cui si è ritirata da quando corre. In macchina nel breve tratto di strada che ci separa dal ristoro, ringrazio più volte il gentilissimo signore che ci ha caricato, dopodiché un silenzio assordante palesa tutta la disperazione nell' aver abbandonato un sogno rincorso per un anno. Ma adesso la priorità è stare bene, quindi scendiamo dall'automobile qualche metro prima del ristoro, aiuto Silvia ancora frastornata a togliere il pettorale e comunichiamo il ritiro. Ci accompagnano nell'ambulanza per i controlli di rito, le misurano la pressione, e la tengono in osservazione per un po'. Le porto un goccio di caffè e cerco di farle bere un sorso di coca cola, ma non riesce a mandare giù quasi niente. La ripresa è un po' lenta ma inizia già a sentirsi meglio e non appena il personale medico le da l'ok ci spostiamo nella saletta del ristoro insieme ad un altro ragazzo ritirato e aspettiamo che stia ancora meglio. A forza riesce a bere un po' di the. Uscita quindi dalla fase critica e recuperate un po di forze, ci dirigiamo nella vicina stazione e aspettiamo il treno delle 20:30 che ci porterà a Faenza. Che non sta ancora bene si vede dal fatto che sente ancora freddo e nonostante indossi la maglietta della gara e la termica a maniche lunghe devo darle anche un giacchetto tecnico e dei pantaloni impermeabili che avevo nello zaino. Mentre aspettiamo il treno inizia a piovere come avevo previsto e l'aria è già più fresca. Anche il treno arriva un po' in ritardo come se volesse darci più tempo per metabolizzare quanto accaduto. Il treno è già pieno di altri sfortunati e ognuno racconta la propria disfatta; chi si è ritirato per nausea, chi per le vesciche, chi per dolori di varia natura; sembra un lazzaretto e ad un certo punto ci viene da ridere e si inizia a sdrammatizzare. Verso le 21:40 arriviamo a Faenza quando già stanno arrivando i primi al traguardo. Presa la borsa con il cambio ci dirigiamo verso la palestra dove c'e altro personale medico ed è possibile anche fare una doccia. I volontari sono gentilissimi e le infermiere le fanno subito altri controlli; per fortuna tutti i valori sono nella norma e le danno l’ok per la doccia, poi la lascio dai massaggiatori e finalmente vado anche io a lavarmi. Non ci resta che mangiare qualcosa, riposarci un po' ed attendere notizie di Carlos e degli altri amici. Carlos arriva in palestra quasi subito, gara spettacolare: 9h03’59”. Sì sistema anche lui e ci raggiunge, da qui in poi passiamo il tempo a ridere con Carletto che sta a 3000 e rompe le scatole a tutti, gli prendo un paio di piadine con la mortadella e una birretta che non lo fanno smettere di parlare. Anche Max chiude bene la sua gara, rallentato però dai crampi al 35° km, e dopo un po' arriva anche Tullio, e poi abbiamo notizie anche dell'arrivo di Ettore. Ormai è quasi l'alba e ci dirigiamo verso la stazione e alle 9.45 siamo già a Roma. Il nostro Passatore è finito ma sia io che Silvia abbiamo il conto in sospeso.
Queste ultime parole sono per la mia grande amica e compagna di avventura: ritirandoti non hai fatto solamente la scelta giusta, hai fatto semplicemente l' UNICA cosa giusta che potevi e dovevi fare in quella situazione. Abbiamo preparato insieme tante gare e per questa in particolare inseguivamo il sogno da un anno, io ho dovuto rinunciarci da gennaio e solo tu sai quanto ci tenevo. Ma hai continuato a portare avanti il sogno per tutti e due ed io ti ho accompagnato allenamento dopo allenamento condividendo fatica e sudore, dubbi e certezze ma sopratutto divertimento e gioia di correre. E' stata dura anche per me in quei 2km scarsi "convincermi che dovevo convicerti a ritirarti"... ma l'avevi già capito da sola che continuare in quelle condizioni era impossibile. A volte ci vuole più coraggio a rinunciare che a vincere, e ieri hai dimostrato di essere una campionessa anche nella sconfitta. Non ti sei ritirata perché avevi paura o altro, ma perché era necessario. Sono orgoglioso di te, e sai che io lo penso veramente Questa medaglia ce l' eravamo meritata e ce la riprenderemo!!! By Wolf!!!!


























































































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